Tra i tanti bei momenti del periodo universitario, con particolare affetto ricordo quando ci tenne lezione Lino Dainese, il fondatore dell’omonima azienda leader mondiale nella produzione di abbigliamento protettivo per motociclisti e per i praticanti di sport “pericolosi”.
Si parlava di strategie per lo sviluppo imprenditoriale, e l’esordio del sig. Dainese fu tanto sintetico quanto efficace:
«Per quanto si possa correre, il mercato va’ più veloce».
Niente di più indovinato!
L’obiettivo dell’incontro era quello di identificare ed analizzare i fattori chiave che avevano portato la sua azienda ad eccellere a livello internazionale; per più di tre ore con il nostro “professore per un giorno” tenemmo una conversazione entusiasmante dalla quale, personalmente, ho imparato moltissimo.
Il suo insegnamento fu chiaro fin dall’inizio:
«Per vincere devi essere un “first mover” ».
Si riferiva alle realtà imprenditoriali che non analizzano lo scenario nel quale operano, che non pianificano politiche di intervento e di sviluppo, che non attuano strategie di rinnovamento e d’innovazione: metaforicamente si tirò in ballo la storia del pastore che munge la mucca finché fa latte, poi la si macella, e poi…chissà.
Il segreto sta nel “muoversi prima” degli altri, nel trovare prima della concorrenza soluzioni innovative per quanto riguarda i “keys factors” del tuo specifico business, in modo da permettere alla mucca di continuar a far latte, e magari in quantità maggiori: tra tutti i fattori, sottolineò il ruolo cruciale che svolse nel suo caso la comunicazione.
Produrre abbigliamento protettivo di standard qualitativo elevato è stato tanto importante quanto realizzare innovative campagne di comunicazione: Dainese fu infatti un precursore (“first mover” appunto) nel suo settore nell’adottare la sponsorizzazione dei piloti professionisti per diffondere il suo marchio, e i ritorni furono considerevoli.
Le altre aziende di fatto lo imitarono, ma i margini furono indubbiamente minori, e non intaccarono la posizione predominante di Danese che ormai aveva acquisito e che andava consolidando con altre innovative formule comunicative.
Obiezione legittima che a questo punto mi si può sollevare:
“Tutto corretto e sacrosanto, caro Sandro, ma servono capitali”.
Mia risposta all’obiezione legittima:
“Non servono capitali, servono investimenti”. E’ un profondo cambio di prospettiva.
Capita a volte di confrontarmi con realtà imprenditoriali dove difficilmente si assimila il Web-marketing come una utility aziendale; laddove invece la disponibilità all’innovazione ci permette di collaborare nello sviluppo e nella conduzione di un determinato progetto di comunicazione web, arrivano i risultati.
E i risultati che si ottengono sono legati a quanto più velocemente si parte, perchè (CFR. “Do it wrong quickly” di Mike Loran):
- nel Web velocemente si può partire con precise strategie;
- nel Web velocemente si possono avere i feedback delle proprie azioni per poter fare delle analisi;
- nel Web velocemente si possono fare aggiustamenti sulle politiche adottate;
- conseguentemente nel Web velocemente si arriva al risultato.
Come dice il detto, “chi primo arriva…”.
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