Buzz Marketing; il marketing del passaparola, che on-line si è imposto soprattutto grazie ai blog ed al concetto di editoria diffusa, che permette a più persone di trattare con una certa visibilità di alcuni argomenti (e prodotti) interessanti.
Argomento sicuramente di gran moda, è ovvio che se ne faccia un gran parlare in rete.
Ed ovviamente quando si parla molto di una cosa, qualcuno ne parla a sproposito.
Anzitutto un appunto: se leggete le fonti on-line sull’argomento vi renderete conto che il 90% degli interventi inziano con la mitica osservazione:
“Il passaparola è sempre esistito, ma grazie all’avvento dei blog, il marketing virale ha assunto un nuovo valore perchè…”
Seguono una serie di considerazioni, di volta in volta più o meno centrate e più o meno originali.
Se dovessi elencare i principali luoghi comuni che ho raccolto sull’argomento direi:
- Il buzz marketing funziona bene nella blogosfera, basta veicolare il messaggio attraverso gli opinion leader;
- In cambio di qualche buona recensione del prodotto/servizio ci si può giocare qualche campioncino omaggio;
- Per fare viral marketing basta scrivere sotto al messaggio “dillo ad un amico che ti faccio un regalo”;
- I costi del buzz marketing sono contenuti;
Come è ovvio, in realtà il fenomeno è notevolmente più complesso, ed in questo momento è difficile da inquadrarsi appieno, soprattutto perchè siamo di fronte ad una forma di marketing non istituzionale e quindi, per sua natura, meno codificato.
Tuttavia, a mio parere, ci sono delle evidenze che si possono considerare:
- E’ un tipo di marketing di cui l’azienda non può avere pieno controllo; le briglie devono essere lasciate più sciolte possibile, senza paura della direzione presa dall’iniziativa (con la consapevolezza quindi di poter anche venir punti nel vivo);
- Una campagna di buzz marketing deve avere comunque dei fondamenti etici; deve necessariamente avere una propria lealtà e stare, di fatto, dalla parte dell’utente finale (pena il venir immediatamente sconfessati, vedi sopra);
- Come per un blog, le migliori inziative di questo tipo partono dal profondo “cuore” dell’azienda, raramente funzionano se arriva il consulente di turno, che le impone dall’alto.
- E’ ormai assodato che le campagne di successo sono quelle in cui, anche quando le persone si accorgono di essere state, magari involontariamente, un ingranaggio del giochino, non provano un senso di rancore o di disillusione, ma anzi quasi un senso di soddisfazione (importante in questo caso la qualità intrinseca dell’informazione/prodotto veicolata/o).
Prometto di tornare sull’argomento in un futuro post, con, magari, la presentazione di qualche caso concreto.
1 commento ↓
[…] vi rimando a questo post di Conversazioni […]
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