Nelle Tavole della Legge che regolano i rapporti commerciali tra più soggetti, alzi la mano chi non conosce il comandamento che dice:
“Non avrai altra seconda occasione per fare una buona prima impressione”.
Saggia verità. Ogni buon commerciale sa quanto conti il primo impatto, e quanto possa influire sul processo decisionale di un individuo.
Attenzione però: la buona prima impressione può essere molto dannosa!
Se questa infatti porta alla chiusura della trattativa, ma non viene poi supportata e concretizzata dalla bontà del prodotto o servizio, si producono due effetti nefasti:
- Lato cliente: un’azienda che rimane scottata da risultati proposti e puntualmente disattesi per la mancanza di competenza del fornitore, difficilmente sarà disponibile a valutare per la seconda volta un progetto simile, anche se fornito da interlocutori competenti.
- Lato Concorrenza Qualificata: un’azienda che grazie alle sue competenze riesce ad operare ed ottenere risultati di qualità, si trova a lavorare in un mercato sporcato da pregiudizi nati dalla cattiva condotta di altri operatori.
Secondo me bisogna andare oltre la logica della prima buona impressione, ed iniziare a vedere le cose con l’ottica della seconda buona esperienza.
Non di rado mi imbatto in realtà imprenditoriali che con il web potrebbero avere ottimi risultati, ma che mi chiudono precocemente qualsiasi forma di confronto e discussione, e senza valutare dati ed analisi giungono a bollarmi come uno de “i soliti di Internet”.
In parte hanno ragione: nella logica di azione-reazione, dopo un insuccesso si va in difesa.
In parte non la hanno: la generalizzazione miete sempre vittime innocenti, tra cui chi invece può esserti utile.
Quando prima parlavo di mercato sporcato, non mi riferivo solo a coloro che propongo un prodotto o servizio non all’altezza, ma anche a coloro che suggeriscono erroneamente un servizio inappropriato per le effettive esigenze e caratteristiche dell’azienda cliente.
Si può infatti sviluppare un sito di bassa qualità, difficilmente aggiornabile, con scarso impatto grafico, e qui entra in ballo la non professionalità nel realizzare un servizio; si può però suggerire una campagna AdWords per una promozione molto limitata geograficamente quando invece sarebbe più efficace un blog aziendale ad elevata indicizzazione naturale. In questo caso si parla invece di servizio che “non c’azzecca”.
Ecco perchè molto spesso mi sento come un predicatore: forte delle nostre competenze ed esperienze mi pongo l’obiettivo convertire chi ha già avuto dei web-dspiaceri, per far vedere loro che non bisogna perdere la speranza, e che si può ancora far (del) bene.
Dunque, allargando le braccia, vi dico:
“non temete, e lasciate che le aziende vengano al web”!
Alla prossima…

1 commento ↓
Sandro… sei davvero un gran predicatore allora!
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