E’ di qualche mese fa la notizia che alcuni ricercatori argentini sono riusciti a sintetizzare e razionalizzare il processo creativo che dà forma e corpo ai loghi aziendali.
La rapidità con cui questo evento ha fatto il giro del mondo è stata pari solo alla rapidità con cui ha generato uno tsunami di reazioni contrastanti tra le posizioni ostruzionistiche e dure dei “creativi conservatori”, timorosi di una possibile perdita di autorevolezza, e le posizioni più aperte di chi vede nella condivisione del sapere il progresso comune.
Grazie ai nostri canali informativi siamo riusciti a venire in possesso di alcuni passi molto interessanti della ricerca, che prontamente andiamo a riportiarvi.

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Una delle ultime pagine della ricerca ci è giunta purtroppo incompleta: avete qualche idea sull’identità dell’azienda in questione?

Quali sono i vocaboli che la gente associa ai vari brand?
Poteva, una domanda del genere, non essere declinata in “salsa web 2.0″?
Ovviamente no, e quindi ci ha pensato BrandTags…

Il sito si basa sul comune uso di tag, utilizzati appunto dai siti in stile web 2.0, e propone una classificazione secondo questo metodo, dei più popolari brand, americani e mondiali.
Personalmente, oltre ad aver dato un’occhiata ai (pochi) brand italiani in lista (Ferrari, D&G, Fiat e poco altro…), sono rimasto stupito dal grosso livellamento tra i tag proposti dagli utenti e i concetti su cui puntano da decenni le aziende che li posseggono…
Per carità, non che pensassi che miliardi di $ spesi in pubblicità ogni anno non avessero alcun effetto sul cervello di tutti noi, ma pensavo che, almeno, una percentuale maggiore di utenti utilizzasse il servizio con un pò più di spirito di rivalsa!
Insomma, pensavo che potesse servire per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, nei confronti di coloro che ormai occupano più della metà delle riviste che sfogliamo, per non parlare della televisione!