Per la diffusione della notorietà della marca e del brand aziendale vi sono molte tecniche: tra quelle che più apprezzo e che ritengo particolarmente efficaci evidenzio i video virali (vi ricordate questo?), e quelle forme di interazione diretta con il potenziale cliente, in primis attraverso il gioco.
Un’idea interessante di interazione diretta? Questa.
E’ una brillante (ed ennesima!) trovata della Cadbury, azienda specializzata nella produzione di delizie al cioccolato. Una forma simile di “comunicazione touch-screen”, come a prima vista potrebbe erroneamente sembrare, non è per nulla proibitiva da un punto di vista di costi realizzativi e di strumenti per la sua implementazione.
Ho avuto infatti modo di partecipare a progetti simili, e l’unico vero requisito di valore richiesto si è dimostrato alla fine la “sola” creatività!
Già vi avevo parlato in questo mio articolo di come un giusto mix di creatività e senso dello humor possa incidere notevolmente sul successo di una campagna di comunicazione, aiutando inoltre l’azienda nel fare branding.
Ritorno adesso sul tema, proponendovi dei casi molto interessanti realizzati da alcune note aziende produttrici di cibo per animali. Voglio impostare l’analisi partendo dal concetto che si vuol comunicare, e vedendo poi come è stato tradotto. Inizio:
Si vuol evidenziare il fatto che il cibo renderà forti i vostri amici a 4 zampe?
Volete comunicare che il cibo darà nuove energie e risveglierà antichi vigori anche tra i cani più “anziani”?
Si vuol far capire chiaramente che le proprietà nutritive faciliteranno una corretta digestione e terranno semprepulito lo stomaco dei vostri cani?
Volete comunicare che il prodotto è talmente buono da essere irresistibile?
Non ho molto altro da aggiungere, perché l’intensità ed il potere comunicativo di queste campagne si avvertono da sé in tutta la loro forza.
La creatività è uno strumento geniale ed affascinante, e se la si incanalata e plasma in maniera corretta è in grado di dare un notevole valore aggiunto a qualsiasi prodotto che si vuol promuovere e vendere, dai bicchieri di carta (vi ricordate di questo?), alla più semplice scatoletta di carne per cani.
PS: ringrazio http://inventorspot.com , dove potrete trovare queste ed altre informazioni interessanti.
E’ di qualche mese fa la notizia che alcuni ricercatori argentini sono riusciti a sintetizzare e razionalizzare il processo creativo che dà forma e corpo ai loghi aziendali.
La rapidità con cui questo evento ha fatto il giro del mondo è stata pari solo alla rapidità con cui ha generato uno tsunami di reazioni contrastanti tra le posizioni ostruzionistiche e dure dei “creativi conservatori”, timorosi di una possibile perdita di autorevolezza, e le posizioni più aperte di chi vede nella condivisione del sapere il progresso comune.
Grazie ai nostri canali informativi siamo riusciti a venire in possesso di alcuni passi molto interessanti della ricerca, che prontamente andiamo a riportiarvi.
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Una delle ultime pagine della ricerca ci è giunta purtroppo incompleta: avete qualche idea sull’identità dell’azienda in questione?
Il sito si basa sul comune uso di tag, utilizzati appunto dai siti in stile web 2.0, e propone una classificazione secondo questo metodo, dei più popolari brand, americani e mondiali.
Personalmente, oltre ad aver dato un’occhiata ai (pochi) brand italiani in lista (Ferrari, D&G, Fiat e poco altro…), sono rimasto stupito dal grosso livellamento tra i tag proposti dagli utenti e i concetti su cui puntano da decenni le aziende che li posseggono…
Per carità, non che pensassi che miliardi di $ spesi in pubblicità ogni anno non avessero alcun effetto sul cervello di tutti noi, ma pensavo che, almeno, una percentuale maggiore di utenti utilizzasse il servizio con un pò più di spirito di rivalsa!
Insomma, pensavo che potesse servire per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, nei confronti di coloro che ormai occupano più della metà delle riviste che sfogliamo, per non parlare della televisione!